CTU SENZA AVVISO: CONDANNA ANNULLATA

Il P.M. riteneva non ce ne fosse bisogno: il paziente era in vita e, pertanto, la consulenza si sarebbe potuta rifare in altra fase processuale: l’accertamento non era irripetibile.

La difesa non ci stava: la Corte di Cassazione Penale Sez., IV sentenza n.22101 del 2019, relatore Andrea Montagni, Presidente Carla Menichetti, le dava ragione.

Ma andiamo per gradi: la Corte d’Appello di Lecce, sez. distaccata di Taranto, confermava la condanna di un medico per lesioni personali colpose per aver eseguito l’avulsione radicolare dentario con una manovra non congrua che, per negligenza, imprudenza e imperizia, aveva provocato lesioni al paziente.

Per accertare la congruità o meno della manovra eseguita dal medico il Pubblico Ministero faceva espletare, nel corso delle indagini preliminari, una consulenza medico legale sul  paziente senza darne avviso all’imputato ed alla difesa sul presupposto della possibilità di ripetere l’accertamento anche in fase successiva (non trattandosi di decesso).

La corte di Cassazione  annullava la sentenza dettando il seguente principio: l’accertamento tecnico su di un paziente in vita deve considerarsi irripetibile quando riguarda parti dell’organismo soggette a modificazioni; ciò al al fine di favorire, da subito, il contraddittorio e poter nell’immediatezza constatare il rispetto, o meno, delle “linee guide”. Di conseguenza, il mancato avviso all’imputato ed al difensore dà luogo ad una nullità che va dedotta non oltre la conclusione del giudizio di primo grado.

La decisione della Suprema Corte, sottolinea, ancora una volta, l’esigenza di un’adeguata difesa legale nei procedimenti che vedono coinvolti operatori sanitari.