Il paziente deve provare il nesso di causalità nell’ambito della responsabilità medica contrattuale

Cassazione civile, sez. III, sentenza 07/03/2019 n° 6593

Fatto

Eseguita una c.t.u. medico-legale, il Tribunale respinse le domande attoree, con sentenza confermata dalla Corte di Appello di Milano, che ha dichiarato di condividere le conclusioni della c.t.u., secondo cui “il decesso del sig. M. non può ricondursi ad un comportamento colposo del personale sanitario del (OMISSIS), ma a complicanze note in relazione all’intervento, prevedibili, ma non prevenibili, quali embolia polmonare, anuria, infarto intestinale, shock settico”, con esclusione della sussistenza di “comportamenti imperiti o negligenti da parte dei sanitari, nè negli accertamenti pre-operatori, nè nel trattamento chirurgico, nè nella gestione del paziente dopo l’intervento”.

Ricorso per Cassazione

Ha proposto ricorso per cassazione M.M., anche in qualità di procuratrice speciale della madre P.G., entrambe in proprio e quali eredi di M.R., affidandosi ad otto motivi illustrati da memoria;

ha resistito il (OMISSIS) s.p.a., con controricorso. 

Provvedimento

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, al rimborso degli esborsi (liquidati in Euro 200,00) e agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Ragione

“i più recenti e ormai consolidati arresti di questa Corte hanno chiarito che, anche in ambito di responsabilità professionale sanitaria, la previsione dell’art. 1218 c.c. solleva il creditore dell’obbligazione che si afferma non adempiuta (o non esattamente adempiuta) dall’onere di provare la colpa del debitore, ma non dall’onere di provare il nesso di causa tra la condotta del debitore e il danno di cui domanda il risarcimento (cfr., ex multis, Cass. n. 18392/2017 e Cass. n. 29315/2017).